La digossina è impiegata nello scompenso cardiaco e nel controllo della frequenza nella fibrillazione atriale. La distanza fra la concentrazione efficace e quella tossica è fra le più ridotte in terapia, e i primi segni di intossicazione somigliano ai sintomi della malattia di base: per questo il dosaggio periodico è parte del trattamento.
Cosa può far salire il livello. La digossina è eliminata dal rene, quindi si accumula quando la funzione renale peggiora — situazione frequente nell’anziano, dove il valore può cambiare a dose invariata. Aumentano la concentrazione amiodarone, verapamil, chinidina, alcuni antibiotici macrolidi e la claritromicina. Conta anche il potassio: quando è basso, spesso per effetto dei diuretici, la tossicità cardiaca compare a concentrazioni che sarebbero altrimenti accettabili. Il medico valuta insieme digossinemia, funzione renale ed elettroliti.
Segnali che richiedono un controllo tempestivo: nausea, vomito, inappetenza, disturbi della vista (visione offuscata, aloni o alterazione dei colori), confusione, battito molto rallentato o irregolare. In questi casi contatta il medico.
Un normale prelievo di sangue venoso. Non è richiesto il digiuno: per questi esami conta l’orario rispetto all’ultima dose del farmaco, non rispetto all’ultimo pasto.
Il valore del dosaggio non si legge da soli e non va usato per modificare la terapia. Gli intervalli terapeutici sono riferimenti di popolazione: la dose corretta è quella che controlla i sintomi in quel paziente, e la decisione spetta al medico prescrittore.
Il prelievo va eseguito ad almeno 6-8 ore dall’ultima dose, e idealmente la mattina prima dell’assunzione successiva. La ragione è specifica di questo farmaco: nelle prime ore la digossina si sta ancora distribuendo dal sangue ai tessuti, e un prelievo precoce restituisce un valore elevato che non riflette la quantità realmente attiva. È l’errore più comune, e porta a ridurre la dose senza motivo.
Non sospendere e non modificare la terapia per eseguire l’esame.
Se la terapia è iniziata di recente o la dose è stata cambiata, la concentrazione si stabilizza in circa una settimana: il medico indica il momento del controllo.
Disponibile in tutte le sedi.
Metodica immunodosaggio competitivo in chemiluminescenza (CLIA)
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