Il PlGF (placental growth factor, fattore di crescita placentare) è una proteina coinvolta nello sviluppo dei vasi della placenta. Quando l’impianto non procede in modo ottimale la sua concentrazione nel sangue materno è più bassa del previsto, e lo è settimane prima che compaia qualunque sintomo.
Nel primo trimestre il PlGF si usa per stimare il rischio di preeclampsia, una complicanza che coinvolge la pressione arteriosa e la funzione della placenta. La stima si ottiene combinando il dosaggio con la pressione arteriosa media, la valutazione doppler delle arterie uterine e la PAPP-A del bi-test, secondo l’algoritmo della Fetal Medicine Foundation.
Il momento in cui si esegue conta più che per altri esami: quando lo screening individua un rischio elevato esistono misure preventive che il ginecologo può valutare, e che sono efficaci solo se iniziate nella prima metà della gravidanza. Dopo, la finestra utile si chiude.
Un normale prelievo di sangue venoso, in tutte le nostre sedi negli orari di apertura.
Il dosaggio si esegue in sede su piattaforma Kryptor, con saggi calibrati per gli algoritmi della Fetal Medicine Foundation. Il referto riporta il valore del dosaggio. La stima del rischio non è un dato di laboratorio: si ottiene inserendo questo valore, insieme ai dati dell’ecografia, nel software di calcolo del ginecologo che segue la gravidanza.
È un esame di screening: stima una probabilità, non formula una diagnosi, e non sostituisce il controllo della pressione arteriosa e le visite previste dal percorso della gravidanza.
Il nostro referto riporta il dosaggio, non il rischio. La stima del rischio di preeclampsia richiede la combinazione con la pressione arteriosa media e il doppler delle arterie uterine, che il ginecologo inserisce nel software di calcolo insieme al valore di laboratorio.
Non è necessario il digiuno e non serve alcuna preparazione particolare.
Conta invece il momento in cui si esegue il prelievo, perché i valori attesi cambiano di settimana in settimana: indicaci la settimana di gestazione, che riportiamo in referto.
I dati dell’ecografia del primo trimestre — translucenza nucale e lunghezza cranio-caudale — non servono a noi: servono al ginecologo, che li combina con il nostro referto per ottenere la stima del rischio. Per questo l’esame va programmato insieme all’ecografia e il referto va portato al controllo successivo.
Disponibile in tutte le sedi.
Metodica immunofluorescenza a risoluzione di tempo in TRACE (piattaforma Kryptor)
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