La carbamazepina è uno degli antiepilettici più usati, impiegata anche nella nevralgia del trigemino e come stabilizzatore dell’umore. Il dosaggio sierico serve a verificare che la concentrazione circolante sia nell’intervallo utile: al di sotto la protezione dalle crisi è incompleta, al di sopra compaiono sonnolenza, vertigini, visione doppia e instabilità.
Un comportamento particolare. La carbamazepina accelera il proprio metabolismo nelle prime settimane di trattamento: a dose costante la concentrazione tende a scendere. Per questo il primo controllo si esegue di norma dopo che il fenomeno si è esaurito, e il dosaggio è utile ogni volta che si aggiunge o si sospende un altro farmaco.
Il metabolita attivo. L’organismo trasforma la carbamazepina in carbamazepina-10,11-epossido, a sua volta attivo e responsabile di buona parte degli effetti indesiderati. La sua quantità non è proporzionale a quella del farmaco, e aumenta in presenza di altri medicinali — in particolare l’acido valproico. Quando il quadro clinico non corrisponde al valore trovato, il medico può richiederne il dosaggio separato.
Due metodiche. Il dosaggio di routine è in immunoturbidimetria. Su richiesta eseguiamo la determinazione in cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC), che separa fisicamente le molecole prima di misurarle: è la metodica di riferimento quando servono la massima specificità o la distinzione fra farmaco e metaboliti. Indicalo sulla richiesta o segnalalo in accettazione.
Un normale prelievo di sangue venoso. Non è richiesto il digiuno: per questi esami conta l’orario rispetto all’ultima dose del farmaco, non rispetto all’ultimo pasto.
Il valore del dosaggio non si legge da soli e non va usato per modificare la terapia. Gli intervalli terapeutici sono riferimenti di popolazione: la dose corretta è quella che controlla i sintomi in quel paziente, e la decisione spetta al medico prescrittore.
Esegui il prelievo prima di assumere la dose del mattino, salvo diversa indicazione del medico. La concentrazione misurata in quel momento è la più bassa della giornata, ed è quella su cui sono costruiti gli intervalli terapeutici di riferimento: un prelievo eseguito poche ore dopo l’assunzione restituisce un valore alto che non indica un sovradosaggio e non è interpretabile.
Non sospendere e non modificare la terapia per eseguire l’esame.
Se la terapia è iniziata di recente o la dose è stata cambiata, servono alcuni giorni perché la concentrazione si stabilizzi: un controllo anticipato sottostima il valore definitivo. Il medico indica il momento giusto.
Disponibile in tutte le sedi.
Metodica immunoturbidimetria (di routine); cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC) su richiesta
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