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Gli esami di quest’area rispondono a quattro domande diverse, che vengono spesso confuse: se un’infezione è presente ora, se c’è stata in passato, se è ancora attiva, e se si è protetti. Ogni marcatore risponde a una sola di queste, ed è il motivo per cui un referto con un singolo dato positivo dice poco: il significato emerge dalla combinazione.
Epatite B. È la famiglia più articolata, con sette marcatori che si leggono insieme. Per questo il nostro percorso abituale è l’HBV reflex: si parte da tre marcatori e si prosegue automaticamente sui successivi solo dove i risultati lo richiedono, sullo stesso prelievo. Chi ha bisogno di un singolo dato — per esempio la verifica della protezione dopo la vaccinazione con l’anti-HBs quantitativo — lo richiede da solo.
Epatite C. Gli anticorpi anti-HCV dicono che c’è stato un contatto con il virus, ma non distinguono un’infezione attiva da una guarita: la verifica richiede la ricerca dell’RNA virale. È una distinzione che oggi ha un peso concreto, perché l’epatite C è una malattia curabile e identificarla è il presupposto del trattamento.
HIV. Il test combinato ricerca contemporaneamente gli anticorpi e l’antigene p24, riducendo il periodo in cui un’infezione recente non è ancora rilevabile. Un risultato reattivo richiede sempre un test di conferma, e non costituisce da sé una diagnosi.
Cariche virali. Eseguiamo la quantificazione di HBV DNA, HCV RNA e HIV-1 RNA in PCR quantitativa: sono gli esami che misurano quanto virus è effettivamente presente, e servono a confermare un’infezione attiva e a seguirne l’andamento nel tempo, non a fare la prima diagnosi.
Tubercolosi. Il test IGRA verifica se il sistema immunitario ha già incontrato il micobatterio. Non è influenzato dalla vaccinazione con BCG, che rende difficile la lettura del test cutaneo, e richiede un solo accesso. Va prenotato, perché il campione ha tempi di lavorazione stretti.
Verifica dell’immunità. Gli anticorpi IgG anti-morbillo e anti-parotite non servono a diagnosticare una malattia in corso: dicono se una persona è protetta, per malattia superata o per vaccinazione. Sono richiesti nei protocolli per gli operatori sanitari e per il personale scolastico.
Le richieste arrivano da situazioni molto diverse, e non sempre da un sintomo:
La finestra diagnostica
Dopo un contagio nessun esame è immediatamente positivo: l’organismo ha bisogno di tempo per produrre gli anticorpi, e il virus per raggiungere quantità rilevabili. L’intervallo varia da alcuni giorni ad alcune settimane secondo l’infezione e il tipo di test.
Questo ha due conseguenze pratiche. Un esame eseguito troppo presto può risultare negativo pur in presenza di infezione, e per questo i percorsi prevedono un controllo a distanza: un solo prelievo subito dopo l’esposizione non chiude la questione. E se l’esposizione è appena avvenuta e potrebbe rendere necessaria una profilassi, la valutazione è urgente e va fatta in pronto soccorso, non rinviata in attesa di un esame.
Chiedi al medico quando eseguire il prelievo rispetto alla data dell’esposizione: è l’informazione che rende il risultato interpretabile.
Riservatezza
I risultati di questi esami sono comunicati esclusivamente alla persona interessata. Per il test HIV la riservatezza è oggetto di una tutela specifica prevista dalla legge.
Molti esami richiedono digiuno o una preparazione specifica. Le istruzioni sono nella scheda di ciascun esame, e le regole generali nella pagina preparazione.
Gli esami in convenzione con il SSN in esenzione richiedono la prenotazione. Se non trovi l’esame che ti serve, chiamaci: eseguiamo molti altri esami di laboratorio.
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