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Gli esami di quest’area misurano l’esposizione professionale a sostanze presenti nell’ambiente di lavoro e accertano le condizioni che i protocolli di sorveglianza richiedono. Gli indicatori di esposizione non sono esami di malattia: sono indicatori di dose, che dicono quanto di una sostanza è effettivamente entrato nell’organismo — un’informazione che la misura delle concentrazioni nell’aria non può dare, perché non tiene conto dei dispositivi di protezione, delle abitudini individuali e delle vie di assorbimento diverse da quella respiratoria.
Il monitoraggio biologico è parte della sorveglianza sanitaria prevista dal decreto legislativo 81/2008: gli esami vengono richiesti dal medico competente secondo un protocollo che tiene conto dei rischi specifici dell’azienda, e i risultati vanno a lui, non al datore di lavoro.
Solventi e fitofarmaci. Gli acidi ippurici urinari, metaboliti del toluene, per chi lavora con vernici, colle e sgrassanti. La pseudocolinesterasi per gli esposti a insetticidi organofosforici e carbammati, dove il valore basale misurato prima della stagione dei trattamenti è ciò che rende leggibili i controlli successivi.
Accertamenti per mansioni a rischio. La ricerca di sostanze d’abuso nelle urine, il dosaggio dell’etanolo per il consumo recente e la transferrina desialata (CDT) per quello protratto nel tempo: due finestre diverse, che rispondono a due domande diverse.
Operatori sanitari. Il profilo sierologico richiesto dai protocolli per verificare l’immunità, e il test IGRA per l’infezione tubercolare, che si prenota separatamente per il vincolo sui tempi di lavorazione.
Lavoratrici in gravidanza. Il profilo per la valutazione del rischio biologico, che stabilisce per quali infezioni la lavoratrice è già protetta: è l’elemento su cui si decide se la mansione può proseguire.
Dopo una puntura, un taglio o un contatto accidentale con materiale biologico, gli esami di base sono raccolti nel profilo dopo esposizione professionale — ma la prima cosa da fare è rivolgersi al pronto soccorso, perché la valutazione di un’eventuale profilassi ha una finestra di poche ore.
Se gestisci una convenzione o un protocollo aziendale, vedi la pagina dedicata alle analisi per la sorveglianza sanitaria.
Questi esami non si richiedono per iniziativa personale: rientrano in un percorso definito. Le occasioni tipiche sono:
Il momento del prelievo fa parte dell’esame
Per i metaboliti dei solventi il campione va raccolto alla fine del turno di lavoro, e per alcune sostanze alla fine della settimana lavorativa: qualche ora di scarto cambia il risultato, perché queste molecole vengono eliminate rapidamente.
Il protocollo del medico competente indica il momento esatto. Se non lo hai con te, chiamaci prima di venire: un campione raccolto nel momento sbagliato comporta un secondo accesso.
Sulle urine, molti di questi esami richiedono il riferimento alla creatinina per correggere l’effetto della diluizione: lo eseguiamo di routine sullo stesso campione.
A carico di chi
Quando l’esame è richiesto nell’ambito della sorveglianza sanitaria, l’onere è a carico del datore di lavoro anche per le prestazioni comprese nel nomenclatore del Servizio Sanitario: sono adempimenti dell’azienda, non prestazioni erogabili con ricetta. La disponibilità in convenzione indicata nelle schede riguarda le richieste con finalità cliniche.
Molti esami richiedono digiuno o una preparazione specifica. Le istruzioni sono nella scheda di ciascun esame, e le regole generali nella pagina preparazione.
Gli esami in convenzione con il SSN in esenzione richiedono la prenotazione. Se non trovi l’esame che ti serve, chiamaci: eseguiamo molti altri esami di laboratorio.
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